Pif…che Dio perdona a tutti

FUTTI FUTTI… CHE DIO PERDONA TUTTI

Questo detto siciliano è stato usato da Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, per intitolare il suo primo romanzo (omettendo chiaramente la prima parte!).
Pif ci ha raccontato di aver incontrato due volte Papa Francesco e che,durante il loro primo incontro, essendo stato presentato come ateo, ha voluto specificare di essere agnostico. Poi gli ha presentato il suo passato nella chiesa, incominciato nell’infanzia quando ha fatto il chierichetto, ha frequentato gli scout e ha studiato dai Salesiani. Allora il Papa ha ribattuto: “Sono loro che ti hanno fatto diventare agnostico?” Dopo essere stato congedato, l’autore (e regista) si è reso conto che questo incontro aveva fatto nascere in lui una serie di domande: cosa porta una persona a dichiararsi agnostica, atea o credente?
Questo incontro gli ha dato la spinta per scrivere il libro, che stava progettando già da tempo, decidendo di trattare di religione in chiave satirica.
Il protagonista è Arturo, un ragazzo che gira le pasticcerie siciliane in cerca del dolce a base di ricotta perfetto, non credendo di poter avere una relazione seria fin quando non incontra Flora, proprietaria di una pasticceria e credente praticante.
Lui si è sempre definito un credente non praticante ma ben presto si è reso conto della delusione della ragazza così, per amore, decide di incominciare a praticare seriamente per tre settimane.
Rispettando alla lettera i comandamenti ha riscontato diversi problemi nella vita di tutti i giorni e allora sorge la domanda: essere cristiani semplifica o peggiora la vita?
Pif ha citato due nomi molto importanti, Monsignor Paglia, che gli ha parlato del credente come di chi va avanti. Esaltato da questa immagine, ha poi scritto di Arturo che ormai vive la fede come tradizione.   imageimage

E don Tonino Bello, che ha detto che la fede deve essere scomoda, perché una fede comoda non serve… E Arturo ha sempre vissuto una fede comoda, come la maggior parte di noi.

” ,,,che Dio perdona tutti” è un libro che ci fa riflettere su come tutti noi viviamo il nostro essere cristiani,senza riuscire neanche a seguire i comandamenti basilari come amare il prossimo come se stessi o donare ai poveri.
È un libro che parla della difficoltà di essere credenti: proclamiamo di essere un paese cristiano e non accogliamo neanche le migliaia di persone in difficoltà che arrivano da noi, dimostrando di non riuscire ad amarli come proclama lil vangelo.
Parliamo tanto delle ingiustizie fatte agli ebrei durante la seconda guerra mondiale e ci dimostriamo pentiti anche se continuiamo a perseguitare un popolo come i rom, non perché facciano effettivamente qualcosa, ma perché condizionati da pregiudizi e ignoranza.

Consigliamo la lettura del libro perché, con ironia, ci ha fatto capire come dovremmo vivere la fede, e come invece la viviamo, e dei molti cambiamenti che dobbiamo attuare anche nella vita quotidiana.
Rebecca Biccari e Claudia Veneziano 3BS

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